giovedì 3 settembre 2026

Goldrake in Lussemburgo e in Belgio: la verità sui palinsesti di Goldorak

Dopo aver pubblicato C’era una volta Goldrake in cui ho analizzato la serie animata in Giappone, Francia e Italia ho iniziato a cercare e raccogliere materiale sull’arrivo di Goldrake/Goldorak negli altri paesi europei, scoprendo molte cose interessanti e soprattutto inedite.

Il materiale raccolto è ormai diventato importante e, nell’attesa di pubblicare qualcosa di più corposo e approfondito al riguardo, ho pensato di anticipare qualcosa qui sul blog dove aver visto questa immagine diffusa più volte sui social:

Lo specchietto comparativo sulle date di trasmissione di Goldrake in Europa che circola sui social network

Si tratta di uno specchietto comparativo che mostrerebbe presunte date di trasmissione della serie TV Goldrake/Goldorak in Europa. Uso il condizionale perché questa immagine è un coacervo di errori e informazioni non veritiere che rischiano di essere accettate come vere solo perché rilanciata più volte da un profilo all’altro, da un gruppo all’altro. 

Per essere più chiari, dei dati riportati in quest’immagine solo quelli riferiti a Italia e in Francia sono corretti. In tutte le altre nazioni la serie TV Goldrake/Goldorak non è mai stata trasmessa. Ho verificato personalmente i palinsesti di molti quotidiani di Belgio, Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Austria e Regno Unito e sia le TV che  le date riportate non trovano riscontro alcuno. Neppure per quanto riguarda Spagna e Portogallo ho trovato dei riscontri, ma sono in attesa di consultare una serie di quotidiani spagnoli per dare una conferma più probante. 

Più nello specifico, solo per portare qualche esempio, la serie TV è stata sì vista in Belgio e Svizzera, ma solo perché in queste nazioni si captava il segnale di televisioni straniere come Antenne 2 francese, la RAI italiana o la TV del Lussemburgo.

Ed è proprio sul caso lussemburghese che vorrei soffermarmi perché, di tutte le tappe europee della mia ricerca su Goldorak, questa è la più trascurata e, a mio giudizio, la più istruttiva. 

Il Granducato non era ai tempi un mercato importante. Nel 1979 contava circa 360.000 abitanti, un solo canale televisivo autorizzato e una manciata di sale cinematografiche in tutto il paese. Ma dal Lussemburgo trasmetteva Télé-Luxembourg che era un’emittente commerciale che viveva vendendo pubblicità a inserzionisti belgi e francesi, e che di conseguenza programmava per il Belgio e per la Francia. Quando Goldorak entrò nel suo palinsesto, il robot entrò così anche nella case di molti telespettatori belgi senza mai essere trasmesso dalla RTBF, la TV pubblica nazionale

Ho raccolto qui di seguito sei documenti tra i molti che ho in archivio e che raccontano questa vicenda: cinque lussemburghesi e uno belga. Il più interessante è forse l’ultimo, perché è la prova a contrario.

Una televisione, tre paesi

Télé-Luxembourg nasce il 23 gennaio 1955 come emittente della Compagnie Luxembourgeoise de Télédiffusion, la stessa CLT che possedeva Radio Luxembourg, e ha gli studi nella Villa Louvigny, dentro il parco municipale della capitale. Dal 1972 assume il nome RTL Télé-Luxembourg. Il trasmettitore è quello di Dudelange, nel sud industriale del paese, a pochi chilometri dal confine francese e a una trentina da quello belga.

Il dettaglio decisivo è questo: dopo il passaggio al colore, sulla torre di Dudelange vengono attivati due trasmettitori UHF distinti, il canale 21 in SECAM per la Francia e il canale 27 in PAL per il Belgio. Due standard e due bacini diversi, ma un unico palinsesto. A questo si aggiungeva la rete di teledistribuzione belga, tra le più capillari d’Europa già negli anni Settanta, che portava RTL via cavo anche dove il segnale dell’antenna non arrivava.

Il risultato è che RTL Télé-Luxembourg traeva dal Belgio la parte maggiore dei propri introiti pubblicitari. Non era un canale estero captato per caso: era, di fatto, la televisione commerciale del Belgio francofono in un’epoca in cui la RTBF non poteva trasmettere pubblicità. Il monopolio pubblico belga era già scardinato per via etere, con quasi vent’anni di anticipo sull’apertura ufficiale di RTL-TVI a Bruxelles nel 1987.

C'è però un secondo aspetto altrettanto importante da sottolineare e complementare a questo prima sopra esposto. Da un lato la TV lussemburghese era vista all’estero, ma nei salotti del Granducato arrivavano a loro volta i segnali della TV francese e tedesca con TF1, Antenne 2, la ARD e la ZDF. Il pubblico lussemburghese, trilingue per condizione ordinaria, guardava quindi la televisione dei “vicini” con la stessa naturalezza con cui ne leggeva i giornali. 

Questo spiega un fatto che altrimenti risulterebbe incomprensibile, e cioè che il primo documento lussemburghese su Goldorak preceda di circa dieci mesi la sua messa in onda su RTL.

Marzo 1979: il robot arriva sul quotidiano cattolico

Il primo documento è un articolo pubblicato sul quotidiano Luxemburger Wort del 2 marzo 1979, a pagina 30.

Luxemburger Wort del 2 marzo 1979, pagina 30, articolo di Michel Dubost «Jésus, Goldorak et Superman»

Il Wort è il maggiore quotidiano del Granducato. È stato fondato nel 1848, di orientamento cattolico, edito dalla casa editrice Saint-Paul e storicamente vicino al Partito Popolare Cristiano Sociale. Redatto in tedesco con inserti in francese, era di gran lunga il giornale più letto del paese. Non era un semplice rotocalco per ragazzi, dunque, ma quello che potremo definire il quotidiano di riferimento della borghesia cattolica lussemburghese.

L’articolo in questione si intitola curiosamente «Jésus, Goldorak et Superman…», è scritto in francese, è disposto in versetti brevi e porta in calce la firma di Michel Dubost.

Vale la pena approfondire meglio la figura dell’autore, perché non si tratta di un cronista qualsiasi. Sacerdote eudista (ossia appartenente alla Congregazione di Gesù e Maria, fondata nel XVII secolo da san Giovanni Eudes nel Seicento) ordinato nel 1967, nel 1979 Dubost era il segretario generale della FOCS, la Fédération des organismes de communication sociale, cioè l’organismo che coordinava la comunicazione della Chiesa di Francia. Sarebbe poi diventato vescovo alle Armate e vescovo di Évry-Corbeil-Essonnes. Il testo, insomma, è opera di un professionista cattolico dei media che ragiona sul consumo culturale dei ragazzi e viene ospitato dal quotidiano cattolico di un paese confinante.

La costruzione dell’articolo è a tre pannelli paralleli che ripropongono la medesima struttura cambiando però il protagonista. 

Il primo pannello riguarda Goldorak. Dubost lo presenta con una specie di filastrocca che racconta il suo stato civile: si chiama Goldorak, «sua mamma si chiama Toei and Dynamic Corporation», è figlio unico. Poi il mondo in cui si muove, «dove coesistono i buoni terrestri da un lato, Alcor, Venussia [sic!], Actarus, Rigel, e dall’altro i cattivi del pianeta Vega, i Golgoth». Poi troviamo tutto l’armamentario, elencato con i nomi francesi: fulguro-poings, laser, astéro-hache. E infine l’osservazione che regge l’intero testo: Goldorak «ha due nature, perché viene da altrove per salvare questo pianeta che ama», e i suoi amici gli sono legati «per trasfusione sanguigna». Chiusura del pannello: «suscita ostilità».

Il secondo pannello ripete la stessa impostazione su Superman. La madre è la Warner Communications Company, il mondo è diviso tra buoni e cattivi, anche lui viene da altrove, da Krypton, anche lui è figlio unico, e il padre quasi divino ha il volto di Marlon Brando. Dubost gli riconosce due nature, il giornalista ingenuo e l’uomo-razzo che sa fare tutto, gli attribuisce l’amore per il mondo e il gusto di fare il bene, poi ne trae una conclusione di matrice politica: «e il bene è la pax americana». Con una chiosa finale che è il colpo migliore del pezzo: Superman però strizza l'occhio, non crede a ciò che è, e in questo consiste il suo genio.

Il terzo pannello è dedicato nientemeno che a Gesù il quale, secondo l’autore, assomiglia agli altri due «tranne che su un punto»: non ama particolarmente i miracoli, ne compie il minimo necessario per farsi conoscere ed essere ascoltato, e chiama ciascuno non a sognare ma a cambiare, per costruire il mondo dei sogni. Il finale ne contrappone l’esistenza reale all’ammiccamento del supereroe. E poi, aggiunge Dubost, lui è vivo. Senza strizzare l’occhio.

Ci sono due motivi per cui questo articolo riveste un’importanza peculiare per il tema che stiamo trattando.

La prima è cronologica ed è la più importante. Siamo al 2 marzo 1979. In Lussemburgo Goldorak non è ancora arrivato al cinema, e mancano dieci mesi alla sua prima messa in onda su Télé-Luxembourg. Eppure il quotidiano cattolico nazionale pubblica un testo che dà per scontato che il lettore sappia chi sono Actarus, Venussia, Rigel e i Golgoth, e che riconosca al volo il fulguro-poing. Questo è possibile solo perché i bambini lussemburghesi guardavano già il programma Récré A2 su Antenne 2 al cui interno veniva trasmesso Goldorak da otto mesi, cioè dal luglio 1978. La notorietà del robot in Lussemburgo ha dunque origine dalla Francia e precede qualunque sua programmazione lussemburghese. È il medesimo meccanismo che, dieci mesi dopo, funzionerà nella direzione opposta verso il Belgio.

La seconda è di contenuto. Nel marzo 1979 un dirigente della comunicazione cattolica francese, ospitato dal maggiore giornale cattolico lussemburghese, tratta Goldorak come materiale di catechesi e non come un pericolo. Non c’è una riga sulla violenza, sull’ora dei compiti, sull’abbrutimento dei bambini come avviene invece sia in Italia che in Francia. C’è invece il riconoscimento che il robot funziona come una figura cristologica popolare: due nature, discesa dall’alto, legame di sangue con i compagni, ostilità del mondo. E su quella struttura si costruisce un discorso, con un’operazione che oggi chiameremmo di inculturazione. È l'esatto rovescio del dibattito francese di quegli stessi mesi, quello che France Dimanche fotografò con i genitori in rivolta e le lettere ad Antenne 2.

Aggiungo una notazione a margine. Il testo circola in francese su un quotidiano in tedesco, senza traduzione né adattamento visto che in Lussemburgo si parlano entrambe le lingue.

La controprova: Récré A2 nelle pagine del Wort

Quanto ho appena sostenuto non è una deduzione da difendere per via indiretta, perché esistono prove molto chiare al riguardo. Prendiamo per esempio sempre il Luxemburger Wort del 25 maggio 1979, a pagina 35, ossia la pagina dei programmi televisivi del medesimo quotidiano cattolico. Nella colonna dedicata alla seconda rete francese si può benissimo leggere il palinsesto con Goldorak.

Palinsesto di Antenne 2 sul Luxemburger Wort del 25 maggio 1979 con Goldorak in Récré A2 alle 17.55

Il quotidiano cattolico lussemburghese stampava dunque, giorno per giorno, la griglia dei programmi di Antenne 2, e dentro quella griglia c’era Goldorak. Il robot apre il blocco di Récré A2 delle 17.55, prima di Mia Mia O, di Titti e Silvestro e de La fée

Un lettore del Wort che nel marzo 1979 trovava un testo che alludeva ad Actarus e a fulguro-poing senza spiegare nulla, era lo stesso lettore cui il giornale segnalava ogni pomeriggio l’appuntamento fisso con la serie sul canale francese. La notorietà di Goldorak in Lussemburgo non era dunque un riflesso vago, ma un’abitudine domestica, sostenuta e registrata dalla stampa nazionale.

C'è poi una coincidenza che vale la pena di gustare. La pagina è del 25 maggio 1979, esattamente il giorno in cui un altro quotidiano, il Tageblatt, annunciava l’arrivo del film al Ciné Cité e la sala pubblicava la propria inserzione. 

Quel venerdì un ragazzino lussemburghese aveva due modi di vedere Goldorak: alle 17.55 in salotto su Antenne 2, e nel pomeriggio o alla sera in una sala del centro. Il fenomeno arrivava dalla Francia su due canali distinti, l’etere e la pellicola, nello stesso giorno.

Maggio 1979: Goldorak al Ciné Cité

La presenza di Goldorak al cinema è documentata in abbondanza sui quotidiani lussemburghesi. Ne propongo qui di seguito un paio di esempi tra quelli più significativi.

Il primo è il Tageblatt del 25 maggio 1979, a pagina 15. Il Tageblatt è l’altro grande quotidiano lussemburghese, fondato nel 1913 a Esch-sur-Alzette, nel bacino siderurgico, in lingua tedesca, di area socialista e sindacale, vicino al Partito Operaio Socialista Lussemburghese e alla confederazione OGBL. Rispetto al Wort cattolico rappresenta dunque l’altro polo storico della stampa nazionale. Che entrambi si occupino di Goldorak, ciascuno a modo suo, ci dice molto sulla trasversalità del fenomeno.

Tageblatt del 25 maggio 1979, pagina 15, rubrica Die Filmwoche e inserzione del Ciné Cité per il film Goldorak

In alto campeggia un grande disegno del robot, con il logotipo Goldorak e la dicitura Ciné Cité: è un’inserzione pubblicitaria della sala, non un’illustrazione redazionale. 

Subito sotto troviamo la rubrica Die Filmwoche, «La settimana cinematografica», con l’indicazione del periodo «Vom 25. bis 31. Mai 79», dal 25 al 31 maggio. Il redattore, che firma con le iniziali F.W., apre così, in traduzione:

«Purtroppo L'argent des autres non viene prorogato, arrivano però Les ringards e soprattutto una produzione giapponese di cartoni animati, Goldorak, una favola proveniente da un altro mondo. Dopo lunga attesa fa finalmente la sua comparsa in Lussemburgo anche Il colpo di grazia di Volker Schlöndorff.»

Il resto del paragrafo informa che la stagione del C.C. si è chiusa, ma che la Cinémathèque Municipale terrà spettacoli regolari al Ciné Vox fino a fine giugno.

Sono poche righe, ma dense. Notiamo bene l’ordine delle priorità: il critico si rammarica per un film di Christian de Chalonge che esce di programmazione, registra l’arrivo di una commedia francese e mette in evidenza («vor allem aber», «ma soprattutto») il cartone animato giapponese, «eine japanische Zeichentrickproduktion». Abbiamo un cartone animato giapponese in una rubrica che nella stessa colonna discute Schlöndorff e la Cinémathèque, trattato come l’evento della settimana.

Nella stessa pagina, la scheda del Ciné Cité in fondo alla colonna ripropone in forma asciutta la trama, e nella colonna di destra la rubrica Filme auf einen Blick, «I film in breve», elenca le sale di tutto il Granducato città per città: sotto la voce Luxemburg la prima riga è CITÉ: Goldorak. Nella colonna di sinistra, invece, i consigli televisivi della settimana rimandano a TF1, ZDF, Antenne 2 e ARD. Nessun canale nazionale, perché non c’era altro da segnalare. È la conferma visiva di quanto si è visto poco fa sulla pagina dei programmi del Wort: il Granducato viveva dentro i palinsesti altrui, e i suoi due maggiori quotidiani li trattavano come cosa propria.

La seconda fonte per la stessa settimana è la Lëtzebuerger Illustréiert di sabato 26 maggio 1979, a pagina 118. Si tratta del settimanale illustrato nazionale, noto anche come Revue, fondato il 1° settembre 1945 da Emile Probst. È un rotocalco familiare in tedesco, con fotografia, cronaca, fumetti e programmi, per decenni il periodico più diffuso del paese. Le sue pagine finali ospitavano le schede delle sale cinematografiche.

Scheda del cinema Cité su Lëtzebuerger Illustréiert del 26 maggio 1979 con la trama del film Goldorak

La scheda dedicata al CITÉ della capitale è intitolata semplicemente Goldorak e recita, in traduzione:

«Goldorak è il nome del robot invincibile, la cui patria era un pianeta guidato da Actarus, in qualche punto del vasto universo, e che protegge la Terra da tutte le potenze straniere. La vera storia comincia però con Actarus stesso, che vive nella fattoria del vecchio e misterioso Rigel come un semplice ragazzo di campagna. Tutto l’ambiente circostante, e la fattoria stessa, sono sotto una stella enigmatica. Un giorno la Terra viene attaccata da esseri estranei. Actarus, che molti anni prima aveva vissuto su un altro pianeta, era stato allora l’unico superstite. All'ultimo minuto era riuscito a fuggire davanti ai nemici di Vega con il suo disco volante e con il suo robot Goldorak. Era poi atterrato sulla Terra dopo un volo di dieci anni. Poiché ora i nemici di Vega compiono un nuovo attacco contro la Terra, egli decide di impiegare contro queste potenze straniere Goldorak, il suo robot, che teneva nascosto sotto terra.»

La scheda si chiude con tre righe di servizio: il verdetto del periodico è molto interessante: Sehenswert, «degno di essere visto»; seguono l’avvertenza In französischer Sprache, «in lingua francese» e gli orari, da venerdì a giovedì alle 14.00, 16.00, 18.10 e 20.30.

Possiamo fare almeno tre osservazioni su questo testo.

La prima riguarda un errore che è a suo modo curioso. Il redattore scrive che la patria di Goldorak «era un pianeta guidato da Actarus»: confonde cioè il robot con il suo pilota e attribuisce ad Actarus un regno che nella serie appartiene al padre. È l’inciampo tipico di chi riassume una storia che non conosce, avendo verosimilmente visto solo il montaggio cinematografico e non i settantaquattro episodi. Vale quindi come indizio sul grado di penetrazione: la notorietà del nome, come si è visto col testo di Dubost, correva molto più veloce della conoscenza esatta della trama.

La seconda riguarda la lingua. Un periodico in tedesco segnala ai propri lettori che il film è in francese con la stessa neutralità con cui altrove si segnala il formato. Siamo in Lussemburgo dove il trilinguismo non è un problema ma una vera e propria infrastruttura.

La terza riguarda il film in sé. La trama riassunta corrisponde con precisione al montaggio francese realizzato da Jacques Canestrier per Pictural Films, noto come Goldorak au cinéma, che assemblava gli episodi 1, 2, 4, 5 e 10 e che uscì in Francia, Belgio e Svizzera il 4 aprile 1979. Il Granducato lo ricevette dunque con circa sette settimane di ritardo, il che è del tutto normale per un mercato piccolo servito in coda al circuito di distribuzione. 

Il 2 gennaio 1980: Goldorak trasmesso nel programma La Bonne Franquette

Goldorak esordisce su Télé-Luxembourg il 2 gennaio 1980 ma non come programma autonomo. Viene inserito come feuilleton all’interno de La Bonne Franquette, il contenitore quotidiano di mezzogiorno in onda dal lunedì al venerdì da gennaio 1977 a settembre 1981, creato da Jacques Navadic e condotto da Jean Stock e Valérie Sarn, cui dal 1980 subentra Christian Debois-Frogé. Nel registro delle serie ospitate dal programma, novanta in tutto, Goldorak porta il numero 65.

Il nome del contenitore racchiude una battuta che vale come dichiarazione di strategia aziendale: le iniziali delle tre parole, L-B-F, stavano per La Bonne Franquette ma anche per Luxembourg, Belgique, France, i tre paesi coperti dal segnale. Non era un gioco interno alla redazione. Era il modello di business scritto nel titolo.

Come prova documentaria della messa in onda mostro il Tageblatt dell'11 gennaio 1980, a pagina 14, dove la pagina dei programmi presenta la giornata di lunedì 14 gennaio. Nella colonna intestata Télé Luxembourg si legge: 

Palinsesto di Télé Luxembourg sul Tageblatt dell'11 gennaio 1980 con Goldorak alle 12.10

12.00 La bonne franquette, Variétés

12.10 Goldorak: le festin des loups, Dessins animés. «Il capo supremo delle forze di Vega incarica il capitano Janus di abbattere il robot Goldorak.»

Due osservazioni.

La prima è filologica. "Le festin des loups" è il settimo episodio della serie nella numerazione francese, e la sinossi coincide: è l’episodio in cui Janus prende in mano le operazioni contro Goldorak. Se il debutto era stato il 2 gennaio e il feuilleton andava in onda ogni giorno lavorativo, il 14 gennaio si sarebbe dovuti essere al nono episodio. Essendo al settimo, il ritmo era leggermente più lento: qualche giorno di sospensione, oppure una cadenza non rigorosamente quotidiana che bisogna ancora verificare nello specifico consultando in modo pignolo tutti i palinsesti di tutti i giorni, un lavoro che richiede un certo tempo per essere svolto con accuratezza.

La seconda riguarda l’orario. In Francia Goldorak veniva trasmesso nel contenitore Récré A2 nel tardo pomeriggio, all’ora in cui i bambini tornavano da scuola. Da lì nacque la polemica sull’«ora dei compiti», con le lettere ad Antenne 2 e le proteste dei genitori. Su Télé-Luxembourg il robot era invece trasmesso alle 12.10, in una fascia di intrattenimento per adulti a casa per pranzo, incastrato fra varietà e telegiornale. La fisiologia del consumo è dunque completamente diversa: niente rito pomeridiano, niente compiti da rimandare, nessuna fascia protetta da difendere.

Sarebbe comodo fermarsi qui e concludere che la polemica non attecchì in Lussemburgo perché mancava l’orario giusto, ma il palinsesto del Wort del 25 maggio 1979 mi impedisce di farlo. Per i bambini lussemburghesi la fascia delle 17.55 c’era comunque, ma era su Antenne 2, e da quasi due anni. Se l’orario fosse stata la causa sufficiente, in Lussemburgo la protesta ci sarebbe stata comunque. Non risulta invece che ci sia stata, o perlomeno la mia ricerca non ha portato al rinvenimento di articoli al riguardo.

Il che ci può portare a formulare una spiegazione diversa e probabilmente più solida. In Francia la polemica poté formarsi perché aveva un bersaglio: Antenne 2 era un servizio pubblico nazionale, con una direzione, una vigilanza parlamentare e un indirizzo cui scrivere. Esattamente come la RAI in Italia. In Lussemburgo lo stesso programma arrivava da un’emittente straniera su cui nessun genitore, nessun deputato e nessun vescovo aveva il minimo potere.

Quando poi Goldorak passò su un canale davvero «nazionale», RTL, ci passò a mezzogiorno, cioè nel momento in cui la questione dell’infanzia da proteggere nemmeno si poneva. La combinazione delle due cose, irresponsabilità giuridica dell'emittente estera e collocazione innocua di quella interna, potrebbe dunque spiegare l’assenza di polemiche

Una seconda tornata di episodi è documentata poche settimane dopo, dal 1° al 25 aprile 1980, sempre all'interno dello stesso contenitore.

La prova a contrario: Le Drapeau rouge del 23 aprile 1980

Ed eccoci a un documento che chiude il cerchio e che è belga.

Il quotidiano Le Drapeau rouge del 23 aprile 1980, a pagina 7 è l’organo del Partito Comunista del Belgio, pubblicato a Bruxelles in lingua francese. Non è un giornale di intrattenimento e non ha alcun interesse a promuovere una televisione commerciale straniera che vive di pubblicità. Ciò nonostante, come tutti i quotidiani belgi dell’epoca, pubblica il palinsesto di RTL accanto a quelli della RTBF, perché era una delle televisioni che i suoi lettori guardavano.

Palinsesto RTL sul quotidiano belga Le Drapeau rouge del 23 aprile 1980 con Goldorak alle 12.10

Alla voce RTL si legge, in traduzione dalla griglia:

12.00 La bonne franquette. 12.10 Cartone animato Goldorak: Le serpent. 12.40 Telegiornale. 12.45 La bonne franquette (seguito). 15.00 Per i giovani. Citron-grenadine, di Jacques Harvey. 17.30 Per i giovani, Les bonheurs de Sophie. 18.12 Le coffre-fort. 18.15 De nos clochers. 18.20 Ram-dames, una cucina di sapore. 18.35 Le coffre-fort. 18.40 La timbale, prima parte: Vrai ou faux. 19.00 Telegiornale. 19.29 Le coffre-fort. 19.30 La timbale, seconda parte: Ping-pong. 19.45 Magazine des animaux. 19.55 Notizie in breve. 20.00 Varietà, Hit-Parade. 21.00 Film (western), La diligenza verso l'ovest, di Gordon Douglas (USA 1965).

Il titolo dell'episodio è stampato come "Le serpent", con ogni probabilità in forma abbreviata rispetto al titolo francese completo, come accadeva spesso nelle griglie compilate in fretta. La data rientra dentro la seconda tornata dell’aprile 1980, e l'orario è il medesimo di gennaio: 12.10, dentro La Bonne Franquette.

Questo è un palinsesto belga, stampato a Bruxelles per lettori belgi e Goldorak vi compare. Ma vi compare sotto la sigla RTL, cioè sotto un’emittente lussemburghese. Nelle colonne dei canali belgi, quelle della RTBF, il robot non c’è. Non c’è nell’aprile 1980, non c’è nel 1979, non c’è negli anni immediatamente successivi.

Goldorak, in Belgio, non è mai stato trasmesso da una televisione belga durante gli anni del fenomeno. I bambini della Vallonia lo hanno visto perché captavano Dudelange sul canale 27 o perché la loro rete di teledistribuzione portava RTL nel salotto. La RTBF, monopolista pubblico senza pubblicità e con una linea di programmazione per l'infanzia assai più prudente, non lo acquistò né lo mandò in onda. Bisognerà attendere il 1987 per una RTL-TVI belga a pieno titolo, e il 1995 per la riproposizione integrale della serie su Club RTL, un episodio al giorno dal lunedì al venerdì.

Questa è la ragione per cui è opportuno insistere tanto sui palinsesti. La memoria collettiva belga di Goldorak è autentica: i bambini lo hanno visto davvero, ne hanno comprato i giocattoli, ne hanno cantato la sigla. Ma la serie non fa parte della storia della televisione belga. Fa parte della storia della televisione lussemburghese,e sconfina nella memoria belga per via di un trasmettitore piazzato in una posizione felice e di una regia commerciale che aveva scritto il proprio bacino d’utenza nelle iniziali di un programma di mezzogiorno.

Cosa insegna il caso lussemburghese

Tirando le somme, la trasmissione in Lussemburgo è interessante per almeno due motivi.

La prima è che dimostra quanto le frontiere nazionali siano una griglia sbagliata per studiare la diffusione degli anime in Europa. Se si ragiona per stati, il Belgio è un buco nella mappa di Goldorak e il Lussemburgo un puntino trascurabile. Se si ragiona per bacini di ricezione, il puntino diventa il centro di irradiazione di un’area che comprendeva mezzo Belgio francofono e la Lorena e il buco si riempie. Vale nei due sensi, per giunta: il Lussemburgo conobbe Goldorak grazie ad Antenne 2 prima di trasmetterlo e poi lo ritrasmise al Belgio.

La seconda è che il caso lussemburghese offre un controfattuale prezioso sulla polemica, e che il controfattuale non dice quello che mi aspettavo. Stessa serie, stesso doppiaggio, stesso biennio, stessa fascia oraria delle 17.55 ricevuta da Antenne 2, pubblico contiguo, e nessuna tempesta morale. Ne ricavo che il conflitto francese non era iscritto né nel prodotto né nell’orario, ma nel rapporto tra un pubblico e un servizio pubblico di cui quel pubblico si sentiva proprietario. Dove l’emittente era fuori portata, la stessa serie veniva consumata senza che nessuno pensasse di prendersela con qualcuno. Il testo di Dubost, ospitato per giunta dal giornale cattolico, mostra del resto che una lettura non allarmata era perfettamente disponibile anche negli ambienti da cui in Francia veniva la contestazione più dura.


Fonti dei documenti citati

Luxemburger Wort, 2 marzo 1979, p. 30: Michel Dubost, «Jésus, Goldorak et Superman…».

Luxemburger Wort, 25 maggio 1979, p. 35: palinsesto di Antenne 2 di venerdì 25 maggio 1979.

Tageblatt, 25 maggio 1979, p. 15: rubrica Die Filmwoche per il periodo 25-31 maggio 1979; scheda del Ciné Cité; rubrica Filme auf einen Blick; inserzione pubblicitaria del Ciné Cité.

Lëtzebuerger Illustréiert, sabato 26 maggio 1979, p. 118: scheda della sala CITÉ.

Tageblatt, 11 gennaio 1980, p. 14: palinsesto Télé Luxembourg di lunedì 14 gennaio 1980.

Le Drapeau rouge, quotidiano del Partito Comunista del Belgio, 23 aprile 1980, p. 7: palinsesto RTL.



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