giovedì 19 gennaio 2023

Cosmec giocattoli: i Goldrake "volanti" filoguidati

Raccontare la storia di Goldrake in Italia significa non solo ritornare con la memoria a un’epoca fondamentale per la storia della televisione nel nostro paese, ma rappresenta anche un’occasione unica per gettare uno sguardo sul modo del giocattolo che in Goldrake e negli altri cartoni animati giapponesi ha trovato un’enorme opportunità di business che si è poi tradotta in un successo milionario per molte aziende, ma ha anche decretato la chiusura di quelle realtà che non hanno saputo cavalcare la moda del tempo e adeguare la propria produzione ai trend di mercato.


La storia di alcune di queste aziende (Mattel, MuPi, Fabianplastica, Atlantic, Elah-Dufour, AVO Film, A&M Casarini, ecc.), dei loro fondatori e delle persone che vi hanno lavorato l’ho raccontata ampiamente nel secondo volume di C’era una volta Goldrake, ma nonostante anni di ricerche rimaneva ancora un’azienda circondata da un certo alone di mistero. Si tratta della Cosmec che negli anni Settanta era diventata nota per la realizzazioni di modelli in plastica leggera dedicata a vari personaggi del mondo dei fumetti e dell’animazione che potevano “volare” facendoli letteralmente roteare sopra le proprie teste grazie a un rocchetto con filo estendibile.

Su Internet, a parte qualche foto di questi prodotti, non è possibile rinvenire alcuna informazione, come pure sui quotidiani dell’epoca tant’è che qualcuno ha iniziato a pensare che potesse trattarsi di un’azienda francese e non italiana. Le scatole dei prodotti, inoltre, non riportano nessun indirizzo, né si è a conoscenza di qualsivoglia inserzione pubblicitaria, neppure sulle riviste di settore le cui pagine invece abbondano di molte pubblicità della concorrenza.

Qualche mese fa, però, grazie all’amico Stengo del blog Imago.recensio sono riuscito a consultare l’elenco delle aziende contenuto in calce al catalogo del 20° Salone Internazionale del Giocattolo svoltosi a Milano dal 26 gennaio al 1 febbraio 1982 e qui ho finalmente trovate le prime informazioni che riportano esattamente questa dicitura:

Cosmec di Biffi Egidio, Via Q. Divona 29 Cassano D'Adda

A ulteriore conferma che si trattasse poi della stessa azienda che ha prodotto i giocattoli filoguidati di Goldrake sono risalito alla domanda di brevetto di uno di questi che potete trovare su: https://patents.google.com/patent/IT1039655B/en e che riporta i seguenti dati:

IT1039655B * 1975-07-03 1979-12-10 Cosmec Di Biffi Egidio

FLYING OBJECT CONNECTED BY CABLE TO A HANDLE WITH AUTOMATIC REWINDING DEVICE

Da queste informazioni poi è stato abbastanza agevole risalire agli eredi del signor Egidio Biffi, il fondatore della Cosmec, che risiedono ancora a Cassano d’Adda e che, anzi, vivono addirittura in uno stabile che altri non è se non la fabbrica ristrutturata e trasformata in abitazioni private dopo la chiusura dell’attività.

Qui di seguito trovate dunque la mia intervista a Milko (sì, con la "L" e non con la "R") Biffi, figlio di Egidio, che con estrema disponibilità mi ha raccontato dell’avventura imprenditoriale del padre.

Quando è nato suo padre Egidio e come inizia l’attività della Cosmec?

Mio padre è nato nel 1930 e morto nel 2003. A 15 anni ha iniziato a lavorare in un'azienda di  Milano che produceva manometri. Lì ha appreso il mestiere e si è messo in proprio a far manometri aprendo la sua piccola ditta qui a cassano d’Adda. Lavorava principalmente per il Linificio Canapificio sempre di Cassano producendo appunto manometri. 

In questi canapificio si realizzavano le corde per le navi più lunghe d'Europa come lunghezza in filo unico. C'erano delle corderie qui molto lunghe. Ora è sopravvissuto solo lo scheletro di questo grande insediamento. Anche a Crespi d’Adda e a Fara d’Adda c’erano altri opifici simili. Si trattava di grosse aziende che usavano l'acqua del fiume Adda perché dovevano lavare la canapa con cui realizzavano corde  per navi. Impiegavano dalle 1000 alle 2000 persone. Per fare questa lavorazione avevano grandi macchine il che significava impiegare anche grandi manometri per la misurazione e il controllo della pressione. Qui si inserisce mio padre con la sua piccola attività che chiama Cosmec, abbreviazione di Costruzioni Meccaniche. Siamo negli anni Sessanta.

A un certo punto mio padre abbandona la produzione di manometri e inizia a produrre i primi giochi meccanici. Si trattava di giochi piuttosto grossi. Me li ricordo bene anche se ero piccolo perché ero proprio io che li testavo. Aveva fatto delle macchinette elettriche tipo go-kart con cui i bambini potevano di fatto anche andare in strada (erano elettriche e la velocità era bassa). Con un pedale azionavi il movimento in avanti, con un altro il movimento indietro e staccando potevi frenare.

Lo chassis della macchinina era tutto realizzato in metallo.

Poi c'era una specie di motoretta e una macchina più piccola, diciamo simile a un autoscontro, cioè con tutta la gomma intorno. Era perfetta per girare nelle stanze di casa. Mio fratello più piccolo si è divertito tantissimo a usarla. Anche in questo caso con un pedale andavi in avanti e con l’altro indietro.

Questo tipo di prodotti poi era riuscito a venderli a diverse amministrazioni comunali che li avevano utilizzati nei parchi gioco.

Poi come si è evoluta la produzione dei giocattoli?

Il passo successivo è stato la produzione di giocattoli elettronici decisamente più sofisticati. C'era una lepre, fai conto una lepre di velluto con dentro un motorino che andava in giro per casa e tu dovevi sparargli con un fucile a raggi di luce che funzionava a pile cercando di centrarla sulle orecchie. Questa si fermava, faceva un rumore strano, si accendeva una spia rossa sulle orecchie e poi ripartiva nuovamente. Qui siamo all’incirca a metà degli anni Settanta.

Poi c'era un treno che si muoveva. Tramite un fischietto inviavi il comando di movimento e poi c'era una paletta con un raggio di luce per fermarlo. C’era anche un motoscafo da usare in acqua e che andava diritto, a destra o a sinistra in base a quanti fischi venivano emessi. C’era infine una mela in testa a un bambino cui dovevi sparare sempre con un fucile che emetteva raggi di luce. La mela colpita vibrava e poi cadeva. 

Quindi il signor Egidio oltre a essere imprenditore, era anche, posso dire, un inventore?

Decisamente sì. Anche le prime macchinine di cui ho parlato poco fa erano un prodotto davvero innovativo per quei tempi. Non ce ne erano molte di simili in giro. Per questi giocattoli elettronici mio padre collaborava con una persona specializzata in questo campo di cui però non ricordo il nome. Mi pare fosse di Bologna. L’ho avrò visto tre o quattro volte. Mio padre, infatti, partiva sempre dalla meccanica che era la sua passione. Era una specie di mago della meccanica e utilizzava queste sue conoscenze e la sua inventiva per creare le macchine con cui poi produrre i giocattoli che aveva in mente. 

Per esempio, per il Goldrake filoguidato a un certo punto si era reso necessario realizzare una fustella per realizzare il prestampato. Lui preparava le fustelle e si serviva di una macchina apposita e di tutta l’attrezzeria per realizzare il prodotto finito.

Nel tempo è arrivato anche a lavorare il legno, lo stagno, il ferro, e a fare tutte le saldature. Un ciclo completo di produzione insomma. Aveva un bagaglio di conoscenze che gli consentiva di fare tutto questo. Per esempio, per costruire un cavallino, andava prima dallo scultore per farsi preparare il modello, però poi dopo doveva realizzare lui stesso il meccanismo all'interno con gli ingranaggi, le moltipliche e il motorino per farlo girare. A quel tempo si faceva così, quasi tutto in casa.

I Flying Toys invece, questi giocattoli volanti, come sono nati?

Tutto è nato con l’invenzione della manopola per far volare questi giocattoli. C’era questo filo che si allungava e poi rientrava nel rocchetto riducendo la velocità di rotazione. Con l’arrivo di Goldrake poi è davvero cambiato tutto. Prima non c’era mai stata una serie animata di questo genere che veniva trasmessa per mesi. Al massimo c’erano i cartoni animati di Hanna & Barbera o il Braccobaldo Show che venivano trasmessi una volta alla settimana. Poi sono arrivati tutti i robot che veniva trasmessi ogni giorno a tutte le ore. I bambini erano proprio catturati da questo tipo di prodotti e anche il mondo del giocattolo ha dovuto adeguarsi. Mio padre lo sottolineava sempre. Quando prima andava alla Fiera del Giocattolo gli capitava di tornare un po’ scornato con la preoccupazione di avere magari pochi ordini per l’anno a venire. Con l’arrivo di Goldrake e dei cartoni animati giapponesi, invece, era tornato con la preoccupazione opposta di non riuscire a far fronte all’enorme mole di ordini che aveva ricevuto. Si trovava ordini per centinaia se non migliaia di pezzi da dover evadere in tempi brevissimi. È stato quasi un incubo per tutti noi. Tutti noi della famiglia stavamo in produzione. Io, mio mamma, i miei fratelli più piccoli. Tutti cercavamo di dare una mano a partire dalle 6.00 del mattino fino a sera e poi abbiamo dovuto anche stabilire dei turni notturni per far fronte alle tante richieste. Era un via vai di tir dentro e fuori l’azienda.

Quanti dipendenti aveva l'azienda tra fine anni Settanta e inizio anni 80, cioè proprio nel periodo dei cartoni giapponesi?

Non lo so esattamente, ma penso fossero circa una trentina. Eravamo comunque una piccola azienda. Poi c’erano degli ausiliari che venivano impiegati quando c’erano i picchi degli ordini anche perché la Cosmec continuava comunque a produrre anche le altre tipologie di giocattoli per mantenere una certa diversificazione che le garantisse di stare sul mercato anche quando il boom dei cartoni animati giapponesi fosse finito. Ma in quegli anni comunque il 90% della produzione era assorbito da Goldrake & Co. Avevamo addirittura delle persone esterne ce venivano a prendere del materiale, facevano il lavoro a casa e poi ce lo riportavano.


Facevate tutto internamente? Stampi, modelli degli stampi, scatole, ecc.?

No, non tutto. Gli stampi e le scatole venivano fatti da fornitori esterni. L’azienda non era molto grande, sarà stata 100-150 metri quadri. Poi qui si assemblava il tutto.

Una mia curiosità. Sulle scatole dei Flying Toys, in particolare, anche su quelle di Goldrake, c'è scritto “teleguidate in francese”. Qquindi vedevate anche in Francia?

Sì, ora che me lo hai ricordato mi pare proprio che arrivò un grosso ordine dalla Francia, qualcosa come 10.000 pezzi e i francesi vollero questa scritta sulla scatola. Mi ricordo anche i tir in partenza. 

Come mai sulla scatola non c’è nessuna indicazione (indirizzo, ecc.) sulla azienda ma solo il nome Cosmec?

Qui purtroppo arriviamo a un punto dolente perché forse si sarebbe dovuto fare anche del marketing e della pubblicità. Con il senno di poi è facile capirlo, ma a quei tempi non si era organizzati in questo senso. Se ci fosse stato un riferimento puntuale all’azienda sulle scatole probabilmente sarebbe servito per farci conoscere meglio. Il fatto però è che i giocattoli di Goldrake vendevano comunque tanto nonostante la mancanza di pubblicità. Erano una tale novità che tutti i bambini li volevano.

Ti ricordi come è stata condotta l’acquisizione della licenza di Goldrake?

No, ricordo solo che c’era di mezzo la Rai, ma non so come esattamente siano andate le trattative. Mi par di ricordare che tutto avvenne a una fiera del giocattolo quando qualcuno segnalò a mio padre la possibilità di fare giocattoli con questa licenza. Lui qui aveva tanti contatti con i grossisti ma poi con l’avvento di Goldrake anche i grossisti venivano bypassati e poteva capitare di essere chiamati direttamente dalle grosse catene che ti ordinavano direttamente migliaia di pezzi. 

Quando ha chiuso la Cosmec?

Negli anni 1987-88. Come è capitato a tanti in quegli anni i figli non hanno voluto proseguire il lavoro del padre per dedicarsi a altre attività professionali. Poi il mondo stesso del giocattolo era ormai cambiato. Ci volevano grossi investimenti in marketing e pubblicità che solo certe grosse aziende potevano permettersi. La Cosmec invece aveva una struttura più ridotta. Non c’era un direttore, un vice, solo un capo operaio molto bravo che come mio padre si intendeva un po’ di tutto ed era uno specialista di macchinari ad aria compressa. Per ogni gioco si costruivano circa una ventina di macchinari dedicati.

Come venivano realizzati i Flying Toys di Goldrake?

Sia il robot che il disco erano in due parti. Mio padre aveva acquistato due grosse macchine, anche queste abbastanza innovative. Non so dove sia andato a recuperarle. Si mettevano nella macchina i due pezzi, scendeva una specie di pressa a caldo che ti fondeva le due parti. Dopodiché staccavi la materozza e ti rimaneva il guscio. Il problema che avevamo era che questo giocattolo doveva essere leggero perché girando a una certa velocità guai se colpiva la testa di un bambino. Se poi fosse venuto troppo leggero avrebbe potuto girare bene, correndo il rischio di girare su se stesso

A un certo punto sulla schiena del robot avevamo deciso di mettere un piombino, un dischetto di piombo infilato dentro che aveva il suo spazio già termoformato, così quando prendeva aria e velocità lui riusciva a stare per conto suo a 45 ° di inclinazione e riusciva a girare. 

Al posto dell’azienda ora cosa c’è?

C’è casa mia. Una volta diventato architetto ho trasformato i capannoni e i magazzini nella mia abitazione e in quella di mia madre e dei miei fratelli. Una volta abitavo a 100 metri dalla ditta. Ora in pratica ci abito dentro!


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